Storia di una bambina (autistica) e del gatto che le insegnò a parlare

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Iris Grace Halmshaw è una pittrice e una suonatrice di violino. Le sue tavole sono illuminazioni colorate che dall’accostamento di tinte traggono filigrane di sottilissime sfumature, come se fossero tangibili ritagli di cielo, o di mare. Iris ha quattro anni, è inglese, ed è affetta da autismo. Ha un grande talento artistico, ma parla poco ed è un po’ chiusa nel suo mondo. Però, da quando ha conosciuto Thula, la sua capacità di relazionarsi con gli altri è migliorata notevolmente.

Thula non è una psicoterapeuta o una coetanea particolarmente sensibile, ma è una gatta. I genitori l’hanno presentata a Iris nel febbraio 2014 e da allora sono diventate inseparabili, proprio come se fossero delle vecchie amiche, ha detto la madre, Arabella Carter-Johnson. «Thula si è messa al fianco di Iris fin da quando è arrivata e ha dormito tra le sue braccia durante la prima notte che ha trascorso qui da noi. È una vera Maine Coon, affettuosa e intelligente. L’abbiamo chiama Thula da una delle ninne nanne africane preferite da Iris, che si chiama “Thula, Thula”, Pace e Tranquillità in Zulu».

La presenza gentile del gatto, che non si allontana mai dalla bambina, ha un effetto incredibile su di lei. «Thula riesca ad aiutare Iris, qualsiasi sia il problema che sta affrontando»: la accompagna quando è ora di andare a dormire, la sveglia alla mattina, fa il bagno con lei, la fa stare tranquilla quando viene pettinata. E l’ha persino convinta a vestirsi, cosa che prima si rifiutava di fare.
Tra la bimba e la gatta si è instaurato un forte legame di comunicazione affettiva, felicemente misterioso. E che è bello indovinare, con discrezione, da lontano e per immagini.

 

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