Comilva: Rispondiamo alla Dottoressa Candini

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Comilva Vaccinazioni obbligatorie

ANTEFATTO:

In data 30 ottobre u.s. Comilva FVG Onlus replicava così all’iniziativa del Comune di Trieste volta a vietare ai non vaccinati l’accesso ai nidi ed alle scuole dell’infanzia.

La Dottoressa Giulia Candini, l’8 Novembre, ci risponde: pag 1  –  pag 2

Essendo stati chiamati in causa, non possiamo esimerci dal rispondere a nostra volta.

Dal momento che non siamo, come spesso si usa strumentalmente definirci, “antivaccinisti”, che condividiamo in prima persona le preoccupazioni della dottoressa Candini circa la salute dei bambini, che sono anche nostri figli, e dal momento che riteniamo che quello della dottoressa non siaun atto deliberato di disinformazione, offriamo anche il nostro punto di vista ed aggiungiamo alcuni dati e informazioni che la dottoressa potrebbe ignorare o aver omesso intenzionalmente nell’esporre gli argomenti a supporto della sua tesi, purtroppo non sostanziata da opportuni riferimenti, come spesso accade in questi casi.

Anzitutto, ciò a cui precisamente ci contrapponiamo sono le limitazioni imposte ai bambini non vaccinati ed ai loro genitori di accedere alle comunità infantili e di ricevere servizi spesso necessari per una famiglia. Se poi la dicitura “tutta la comunità scientifica mondiale” non esclude, come molto spesso accade, gli scienziati ed i medici che fanno ricerche sui vaccini sgraditeall’industria farmaceutica ed ai funzionari pubblici e privati responsabili di produrre ed utilizzare questi farmaci, allora una informazione corretta e completa, che permetta una scelta sulla vaccinazione consapevole, informata e soprattutto libera, anche da ricatti morali gratuiti, è anch’essacertamente un dovere etico di un medico degno di questo nome.

La bimba di origine cecena, non vaccinata, morta in Belgio il 17 marzo 2016, come rivela il report ECDC RRA (http://ecdc.europa.eu/en/publications/Publications/RRA-Diphtheria-Belgium.pdf), è morta a causa della difterite in un contesto di copertura vaccinale al 98,8% per 3 dosi di vaccino, quindi di “immunità di gregge” ottimale (il valore per ottenere questo effetto definito in base al parametro Ro per la difterite è pari al 87%, assumendo Ro=7 che è il valore massimo di questo parametro definito per molte malattie, compresa la difterite https://emergency.cdc.gov/agent/smallpox/training/overview/pdf/eradicationhistory.pdf). A questo si aggiunga che l’antitossina difterica necessaria per la cura della bimba non era disponibile in Belgio ed è arrivata dall’Olanda il 16 marzo, cioè 10 giorni dopo l’insorgenza della malattia. Nello stesso report ECDC infine vengono riportati i riferimenti di epidemie e morti da difterite rispettivamente in comunità e individui completamente vaccinati, che è ciò di cui si discuterà in seguito a proposito dell’epidemia nella Federazione Russa degli anni ’90.

Quanto alle “atroci sofferenze”, ci si permetta di ricordare che moltissimi bambini e le loro famigliepatiscono le conseguenze di danni da vaccino. Anche quelle sono certamente sofferenze, atroci.

In Russia negli anni ’90 il numero di vaccinazioni, non solo contro la difterite, è diminuito drasticamente per cause che nulla hanno a che fare con il “pensiero esposto nella lettera firmata dal Comilva”. In quel periodo iniziava com’è noto la transizione dall’economia socialista a quella occidentale del cosiddetto libero mercato. La povertà e l’indigenza causate da questa transizione nella popolazione, prima ancora che un calo delle vaccinazioni, portavano come conseguenza il riemergere di comportamenti a rischio come l’alcolismo, il deterioramento di tutti i servizi pubblici compresi quelli sanitari, l’aumento vertiginoso della mortalità in genere e della morte violenta in particolare (Economic Development Institute, World Bank, Povertà in Russia, http://elibrary.worldbank.org/doi/abs/10.1596/0-8213-3803-X).

Si parla di “decine di migliaia di casi di difterite” in base ai dati sulla Federazione Russa dell’OMS, la cui raccolta ebbe inizio nel 1990, un po’ tardi rispetto ai fenomeni che descriviamo. E furono “decine di migliaia”, sempre secondo questi dati, tra il 1993 ed il 1996. Uno studio del 1996 pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet, intitolato “Situazione attuale e strategie di controllo per la reinsorgenza della difterite nei Nuovi Stati Indipendenti della ex Unione Sovietica”, riporta fino al 1995 un numero di casi di difterite pari a 47808, un dato diverso da quello dell’OMS. Ricordiamo che il numero di abitanti della Federazione Russa all’epoca ammontava a circa 148 milioni di persone. Come abbiamo scritto nell’articolo sull’epidemia russa pubblicato sul nostro sito (http://www.comilva.org/lo-spettro-della-difterite-in-russia/), la dottoressa russa Chernuskova ha raccolto in una tabella i dati ufficiali riportati da ciascuna fonte sui casi di difterite del 1993 nella Federazione Russa e a Mosca (http://a-naumov.narod.ru/books.files/Vaccination/19.html): non una delle fonti concorda con l’altra e tutti i dati discordano da quelli dell’OMS e dello studio sul Lancet. Non per niente nel 2000 in Polonia veniva pubblicato uno studio intitolato “The Changing Epidemiology of Diphtheria in the Vaccine Era” nel quale si discute la comprensione dell’epidemiologia della difterite all’epoca di questa epidemia in Russia.

Secondo lo studio del 1996 sopra citato, nel 1993 l’82% dei bambini della Federazione entro i 3 anni avevano ricevuto la serie completa più un richiamo di vaccino antidifterico e il 90% dei bambini entro i 10 anni aveva ricevuto anche un secondo richiamo previsto ai 9 anni di età. La distribuzione della malattia non è stata uniforme nemmeno geograficamente, ma soprattutto non ha colpito in particolare i bambini. Due articoli di ricerca su Eurosurveillance Volume 2, edizione 8 del 1 agosto 1997 (http://www.eurosurveillance.org/ViewArticle.aspx?ArticleId=127), indagano le anomalie di questa epidemia: circa il 70% dei casi si è verificato tra persone di età uguale o maggiore di 15 anni e nel 1993 più del 76% dei morti per difterite erano adulti. Se richiamiamo l’analisi della Banca Mondiale citata sopra sul degrado delle condizioni di vita in questa fase della storia russa, questi dati si spiegano più facilmente.

L’epatite B è una malattia importante che si contrae unicamente per contatto con sangue o liquidi seminali infetti. Se la mamma è sieropositiva, il neonato viene vaccinato alla nascita e poi di nuovo entro i due mesi. E non viene escluso da alcuna comunità infantile. Ma una cosa che dobbiamo ricordare spesso a proposito dell’introduzione dell’obbligo per questo vaccino è che il Ministro della Salute ed il Direttore Generale del Ministero di allora ricevettero da Glaxo SmithKline, il produttore del vaccino, una tangente di 600 milioni di lire proprio per introdurlo. Questo dato, unito al rischio relativo per un bebè di contrarre la malattia, dicono molto sull’utilità di questo vaccino in età pediatrica.

Quanto alle statistiche, gentile dottoressa, un malato ogni 50 in quale fascia di età? Potrebbe gentilmente fornire anche le statistiche sulle reazioni avverse a questo vaccino tra i neonati in Italia dall’introduzione dell’obbligo? Questo vaccino è responsabile, secondo uno studio del 1996 del dottor Bartelow Classen pubbicato sul New Zealand Medical Journal (The New Zealand Medical Journal 1996 Sep 27; Vol. 109 (1030), pp. 366), di una epidemia di diabete mellito insulino dipendente nella popolazione pediatrica e per questo motivo in alcuni Paesi il protocollo è stato modificato anticipando la somministrazione del vaccino antiepatite B alla nascita.

Sulla base di cosa afferma che “siamo tutti protetti” dalla poliomielite grazie all’uso del vaccino polio orale del “grandissimo” Sabin? Il motivo per cui quel vaccino è stato rimosso dai protocolli e sostituito con quello Salk iniettato non è certo che “siamo tutti protetti” grazie al Sabin. Già dagli anni ’80 in Italia il vaccino OPV era rimasto l’unica causa di paralisi flaccida da poliomielite in tutto l’emisfero occidentale, non certo perché la malattia era stata eradicata: è questo il motivo per cui anche in Italia si è passati all’IPV di Salk. Potrebbe gentilmente indicare la fonte di quel “un caso su 2 milioni 200 mila”? Cosa significa esattamente “regrediva allo stato selvaggio”? Il virus vaccinico, coltivato su cellule di primate, ha forse uno status più elevato e nobile? La ragione per cui avveniva il contagio, tanto nel recipiente quanto nelle persone a contatto, è che il virus OPV è vivo e passa nelle feci tal quale.

E le persone a contatto che prendevano la polio erano tutte non vaccinate? Concordiamo infine sull’inefficacia in alcuni casi del vaccino IPV (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17429085) e anche dell’OPV (http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PII0140-6736(91)91442-W/abstract).

Comprendiamo bene che Lei non intende rivolgersi a chi, come noi, può ribattere a quanto asserisce; ma vede, forse cio’ che manca nel Suo messaggio è il rispetto per l’intelligenza di chi è indeciso ed esita a vaccinare, manca anche il desiderio di fare della vera informazione, riconoscendo – alla luce di quanto abbiamo scritto sin qui – che forse anche Lei dovrebbe approfondire maggiormentel’argomento, ritrovando quella sete di sapere che sicuramente ha contraddistinto gli anni iniziali della Sua carriera.

Vogliamo augurarci quindi che i dati che vengono forniti a chi è indeciso ed esita a vaccinare siano Autentici, Completi, Esaustivi e Circostanziati.

Vogliamo augurarci quindi che si smetta di dire che i vaccini NON rappresentano un rischioperché questa è una menzogna, e non siamo noi a certificarlo, ma il CDC, la Corte Suprema degli Stati Uniti, l’AIFA, il Ministero della Salute, gli stessi foglietti illustrativi.

Vogliamo augurarci quindi che si smetta con gli atteggiamenti intimidatori, quando va bene, nei confronti di chi fa domande, di chi vuole approfondire, di chi vi sottopone studi scientifici che – chissà per quale motivo – sulle vostre scrivanie non arrivano.

Vogliamo quindi auspicare che invece di ragionare, agire e reagire come se fossimo due fazioni costantemente in guerrauna composta solo da dotti scienziati, l’altra esclusivamente da stupidi ignoranti – si cominci a confrontarci con rispetto reciproco, con umiltà, con il desiderio e la visione comune del bene ultimo, quello dei nostri figli.

fonte: Comilva.org

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