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Sabato 31 gennaio 2015 Step-net, con LabTalento e Fondazione Eris, hanno organizzato il convegno “Plusdotazione: esisto anch’io”, in collaborazione con l’UST di Cremona. Si ringrazia il Comune di Cremona, l’Ist. Ghisleri, l’IC U. Foscolo e l’Ist. Einaudi. Un altro importante appuntamento per dare voce ai bambini e ai ragazzi plusdotati. I lavori sono aperti a insegnanti, professionisti e genitori. Verranno affrontate tematiche riguardanti la scuola, il riconoscimento, il supporto clinico e i percorsi di crescita.

locandina convegno Step-Net: esisto-anch-io

Un Istituzione pedagogico-culturale

La scuola Rudolf Steiner è una cooperativa sociale ONLUS che oltre all’offerta formativa si occupa attivamente dell’organizzazione di eventi culturali, conferenze e feste promuovendo occasioni di incontro sul giardino d’infanzia e sulla scuola a cui possono partecipare tutti gli interessati.

La decisione dei genitori di affidare i loro bambini alla scuola Rudolf Steiner è l’inizio per un lavoro di collaborazione tra famiglie e scuola, che sfocia in un processo di apprendimento costante per tutti coloro che vi partecipano.

Gli insegnanti conducono il lavoro pedagogico e si assumono la completa responsabilità per l’insegnamento e per le questioni che riguardano il piano di studi. Fa parte del nostro collegio docenti anche il medico scolastico antroposofo che affianca, assiste i bambini e consiglia genitori e insegnanti.

Il metodo d’insegnamento utilizzato presso la Scuola Rudolf Steiner porta i ragazzi a creare connessioni intellettuali, emotive e fisiche con quanto imparano, scoprendo pian piano la loro personalità dall’asilo alla fine del liceo.

Da noi tutto il percorso scolastico è orientato allo sviluppo equilibrato dei bambini e dei ragazzi.

Come insegnanti ci sforziamo di incoraggiare i loro collegamenti, che ne accompagnano la crescita, ampliando  così le loro esperienze.

In ogni materia fondiamo contenuti accademici, artistici ed elementi pratici, dando vita a lezioni entusiasmanti che creano nei ragazzi un forte interesse.

“E’ compito dell’educatore agire con la medesima abnegazione. Egli deve vivere presso il bambino in modo che lo spirito di lui abbia modo di vivere presso il bambino in modo che lo spirito di lui abbia modo di vivere la propria vita in simpatia con quella dell’educatore. Mai dovremo voler are dei bambini una copia di noi stessi. In loro non deve sopravvivere in modo costrittivo e tirannico ciò che era nell’educatore ai tempi in cui lui stesso cresceva, veniva educato ed istruito.

Occorre saper educare in modo da rimuovere gli ostacoli fisici e animici che si frappongono a quanto di nuovo, grazie ad un ordinamento divino, penetra in ogni epoca nel mondo per mezzo dei bambini; bisogna far sì che i propri allievi vivano in un ambiente in cui il loro spirito possa affrontare la vita in piena libertà”.

Rudolf Steiner

Il maestro non deve in alcun modo ledere l’ ‘Io’ dell’allievo, ma piuttosto cercare di assecondare il formarsi dello strumento (del corpo e dell’anima) in modo che l’individualità (lo spirito) possa un giorno servirsene liberamente.

Queste parole possono apparire singolari o addirittura incomprensibili a coloro i quali non sanno immaginare l’esistenza di un mondo soprasensibile da cui l’uomo trae origine. Ma chi ritiene possibile familiarizzarsi con le nuove prospettive derivanti dall’immagine dell’uomo data dall’Antroposofia, sentirà quello che vive dietro queste parole. Che cosa sia l’abnegazione lo sa bene chi abbia a che fare con i bambini e debba quindi trovare la maniera non di “formare” l’individualità degli allievi, bensì di “servirla”.

“Prima di ogni altra cosa dobbiamo conoscere che il nostro primo lavoro pedagogico deve essere quello di fare qualcosa di noi stessi, affinchè una corrente di pensiero, un rapporto spirituale interiore, regni tra il maestro e i fanciulli e che entrando in classe noi pensiamo soprattutto a questo rapporto, più che alle parole da dire, agli ammonimenti da impartire o alle nostre capacità di insegnanti”

Rudolf Steiner

L’approccio educativo delle scuole Waldorf è basato sulla profonda comprensione dello sviluppo dell’essere umano, che Rudolf Steiner ha offerto.

La prima Scuola Waldorf fu fondata a Stoccarda nel 1919. Oggi in Italia, le Scuole sono più di cinquanta e nel mondo circa duemila. A Milano fu fondata nel 1946.

 

“Il nostro più grande sforzo è far crescere persone libere, capaci di conferire alle loro vite uno scopo e una direzione”

Rudolf Steiner

 

Scuola Rudolf Steiner

Cooperativa Sociale a.r.l. Onlus

Via Clericetti, 45 Milano 02 36538510/5

info@scuolasteinermilano.it

www.facebook.com/scuolasteinermilano

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Vaccini: tutto quello che devi sapere – Dieci motivi per non vaccinare i vostri figli

(NaturalNews) Vaccinare un bambino è una decisione importante che ogni genitore deve prendere. Ma non tutti i genitori sono a conoscenza dei veri rischi connessi, rischi che potrebbero avere su un bambino, debilitarlo per tutta la vita , o addirittura ucciderlo.
La mafia pro-vaccino è pronta a nascondere, tutti i casi di lesioni correlate e morte dovute al vaccino,  sotto l’omertoso tappeto della falsità narrandoci che trattasi di rare anomalie; molto spesso i genitori di bambini vaccinati infortunati sono i primi a dirvi che, se avessero potuto rifarlo non avrebbero più esposto il loro bambino a tale rischio.
Se il medico, dirigente scolastico di vostro figlio, o un amico o un familiare sta facendo pressione per iniettare il vostro bambino con organismi geneticamente modificati (GM) virus, metalli pesanti e conservanti, e non siete sicuri di quale scelta sia la migliore e più consapevole in materia – o addirittura di come rispondere a queste persone in modo intelligente, al fine di farli tacere – considerate i seguenti 10 motivi del perché non farsi vaccinare [1] :
1) I vaccini non funzionano. Quanto stampato su un poster o ripetuto fino alla nausea dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC), l’affermazione  che i vaccini prevengono le malattie trasmissibili e conferiscono immunità duratura potrebbe apparire bello, ma, alle masse disinformate. La scienza spiega semplicemente che dopo un focolaio di un’epidemia non ci si rafforza e dimostra che le persone vaccinate sono più immuno-compromesse , e sono sempre quelle più esposte a contrarre le malattie contro le quali sono state vaccinate.
Il Dr. Tetyana Obukhanych affronta questo e molti altri aspetti sui vaccini nel suo libro Vaccine Illusion, che abbatte molti miti moderni sulla vaccinazione. Non solo i vaccini non conferiscono l’immunità duratura, ma in realtà distruggono la capacità immunitaria naturale del corpo, lasciando molti individui vaccinati immuno-debilitati per tutta la vita.[2]
2) I vaccini non si sono mai dimostrati sicuri o efficaci. Ogni studio ha utilizzato come “prova” il confronto tra vaccini e sono erroneamente ritenuti sicuri in quanto meno dannosi degli effetti collaterali di un altro vaccino. Nessuno di loro confronta i risultati della salute dei vaccinati con quella di individui non vaccinati, che sarebbe la riprova della sicurezza dei vaccini. “non sono mai stati condotti veri studi scientifici, in doppio cieco con placebo sui vaccini per determinare la loro sicurezza”, spiega VacTruth.com .
3) Il primo vaccino è stato un completo fallimento, che l’industria ha cercato di nascondere . Poco fa se la maggior parte delle persone sa che il primo vaccino prodotto, per il vaiolo, è stato un disastro completo. Le conseguenze per la salute di coloro che lo hanno ricevuto comprendeva la sifilide e la morte , anche se uno sforzo concertato è stato fatto al momento di coprire questi risultati e spingere comunque l’uso dei vaccini perché è altamente redditizio . [3]
4) I vaccini sono altamente redditizi per le aziende farmaceutiche , che non sono ritenute responsabili per danni . Diciamolo chiaro – i vaccini sono una grande vacca da mungere per l’industria farmaceutica. Non solo sono aziende produttrici di vaccini sono  protette dalle responsabilità negative quando i  vaccini feriscono o uccidono i bambini, ma sono talmente “sponsorizzate” dalle agenzie governative che con tattiche intimidatorie motivano e spingono le famiglie e loro bambini al loro uso . [4]
5) Tutti i vaccini contengono additivi chimici mortali. Il pediatra medio fa fatica a fornire foglietti che descrivono gli ingredienti del vaccino ai loro clienti prima di vaccinarsi. Ma i genitori devono sapere quali sostanze chimiche mortali contengono i vaccini: neuro danni da alluminio, mercurio e formaldeide. Molti vaccini sono anche ricche di glutammato monosodico (MSG), di antibiotici e organismi, anche geneticamente modificati (OGM). [5]

6) i bambini non vaccinati sono generalmente più sani. Studi internazionali guardando i risultati di salute dei bambini non vaccinati rispetto ai loro coetanei vaccinati hanno ripetutamente dimostrato che gli “unjabbed” [non iniettati] sono generalmente meno afflitti da allergie, autismo, disturbi comportamentali, disfunzione autoimmunitarie e disturbi respiratori .

Per quanto riguarda il vaccino contro l’influenza, per esempio, uno studio pubblicato sulla rivista Clinical Infectious Diseases hanno scoperto che gli individui vaccinati per influenza hanno 550 per cento più probabilità di avere problemi respiratori . [6]
7) I vaccini causano malattie permanenti incurabili in alcuni bambini. Avere un gonfiore localizzato o sintomi di febbre temporanee conseguenti a vaccinazioni è una cosa. Ma se il vostro bambino è uno di quelli sfortunati che sviluppa danni permanenti ai nervi con la forma della sindrome di Guillain-Barre, ad esempio, lui o lei potrebbe richiedere cure e trattamenti per tutta la vita  per i danni da vaccino. Se si sceglie di vaccinare, siete pronti a riorientare la vostra vita in caso di autismo o danni cerebrali? [7]
8) I Vaccini uccidono bambini e adulti. Anche se i bambini piccoli e neonati sono più inclini a subire un danno permanente dai vaccini, sono a rischio anche gli adulti . Un esempio conosciuto di questo problema  è il famigerato vaccino Gardasil per l’HPV,  ad oggi ha leso e ucciso decine di migliaia di adolescenti. [8]
“ai bambini statunitensi sono stati dati molti più vaccini in età più giovane rispetto ad altri paesi”, spiega VacTruth .com , notando che i vaccini sono anche collegati alla condizione fatale SIDS (sindrome della morte improvvisa infantile), l’establishment medico da la colpa alla genetica o ad abusi sui minori, con il fine di proteggere la farsa del vaccino.
9) le società di vaccini non possono essere citati in giudizio se si o il vostro bambino è danneggiato da vaccini. Se i vaccini sono davvero così sicuri come costantemente affermate che sono, allora perché è stata emanata la legge National Childhood Vaccine Injury Act  del 1986, per esonerare i vaccini e le aziende farmaceutiche, così come gli operatori sanitari, da responsabilità in caso di lesioni o morte ?
Nel 2011, la Corte Suprema ha affermato che la parte lesa non può citare in giudizio le società dei vaccini in caso di lesioni o morte legate ai vaccini [9]. E’ davvero questo il rischio che si vuole prendere con il vostro bambino?
10) l’esposizione naturale alla malattia è il migliore vaccino. A dire il vero, l’unico modo per sviluppare davvero vibrante, immunità permanente è quello di vivere la vostra vita come si farebbe normalmente, ma senza l’iniezione di virus morti (e in alcuni casi dal vivo) e coadiuvanti chimici nel vostro tessuto muscolare.
L’esposizione naturale a qualsiasi malattia in agguato nel mondo è l’unico modo per il corpo di sviluppare anticorpi permanenti che cambierà per sempre la protezione contro la malattia. [10] Mangiare, alimenti biologici freschi nutrienti e uno stile di vita sano aiuta anche a stimolare il sistema immunitario , che consente di superare e sviluppare la resistenza alle malattie in modo naturale.

Nella serata di ieri WhatsApp ha annunciato l’arrivo della versione desktop della sua applicazione di messaggistica istantanea.

Dopo il sucesso avuto con gli smartphone e tablet oggi il colosso controllato da Facebook sbarca anche sul computer

L’applicazione usa come credenziali il proprio numero di telefono e, quindi, per attivarla sul pc e’ necessario andare su una pagina web apposita e inquadrare il QrCode. Ma ci sono limitazioni, soprattutto per la piattaforma Apple in quanto, ad oggi WhatsApp sul pc funziona solo con il browser Chrome pertanto niente iOs.

 

I bambini super intelligenti esistono. Geniali e precoci, dimostrano un’incredibile abilità nel fare qualcosa: musica, danza, matematica… E non sono poi così rari.

Ma come si riconoscono? Ecco i test per capire se il proprio figlio è un genio. E i consigli per educarlo.

Cosa pensare se il proprio bambino parla a 7 mesi, a due anni stravede per numeri e lettere, a quattro legge o magari suona il pianoforte?

Beh, che si è di fronte a un bambino geniale. E poiché, secondo gli esperti, in questa categoria rientrano il 5-8 per cento degli studenti, le probabilità che anche il proprio figlio abbia una marcia in più non sono poi così remote.

Si tratta a tutti gli effetti di un dono – tanto che i bambini superintelligenti sono anche chiamati gifted – che spetta ai genitori e alla scuola coltivare nel modo giusto.

COME RICONOSCERLI.

Questi bambini genio – come tutti gli individui – sono persone uniche e originali, con carattere, personalità, stile cognitivo diversi l’uno dall’altro. Ma, rispetto agli altri coetanei, hanno anche qualche caratteristica che li contraddistingue e che emerge in misura maggiore o minore a seconda dell’ambiente e del contesto in cui vivono.

Tutti gli studi più recenti sulla genialità e l’intelligenza sono raccolti nel numero 59 di Focus Extra, un numero da collezione che puoi acquistare ancora in formato elettronico.
La loro particolarità è legata soprattutto alle abilità intellettive. Sono infatti dotati di una mente agile e ricettiva, in grado di apprendere a un ritmo molto più veloce rispetto ai compagni di classe. Proprio per questo a volte i bambini plusdotati fanno fatica ad adattarsi ai tempi scolastici tradizionali perché vorrebbero avere la possibilità di approfondire le materie o dedicarsi ad altri argomenti. Dopo che hanno imparato qualcosa, infatti, hanno bisogno di avere altro da fare e non amano ripetere gli stessi concetti più e più volte.

EDUCAZIONE SENTIMENTALE.

Un altro fattore che li caratterizza è la “dissincronia” (non armonia) tra lo sviluppo emotivo e quello cognitivo. Mentre il primo molto spesso corrisponde all’età anagrafica o addirittura non è adeguato all’età, il secondo è molto più sviluppato. Questo può creare una situazione di grande disagio, perché il bambino è in grado di capire razionalmente alcuni fatti o situazioni che però non possono ancora essere elaborati a livello emotivo.

ASINI O GENI?

Non sempre questi studenti sono i più bravi della classe, per svariati motivi: interessi diversi, esperienze negative. O più semplicemente potrebbero essere annoiati e demotivati perché non trovano nella scuola le risposte alla propria sete di conoscenza e ai loro ritmi di apprendimento. L’origine delle loro difficoltà potrebbe essere anche di natura caratteriale. A livello emotivo, gli studenti plusdotati hanno le stesse esigenze dei coetanei così come gli stessi problemi: ciò che varia è l’intensità della percezione delle situazioni o degli eventi della vita. In caso di difficoltà, questa ipersensibilità può portare a situazioni di chiusura, rifiuto o devianza, con conseguenti problemi anche gravi di adattamento sociale.
10 cose che (forse) non sai sulla genialità

COME SONO REALIZZATI I TEST DI INTELLIGENZA PER BAMBINI.

Per tutte queste ragioni la valutazione di un ragazzino precoce non può limitarsi al successo scolastico. I test presentati qui sopra e sotto, rivolti ai genitori, danno un’indicazione di massima e considerano sia la vita scolastica sia le caratteristiche caratteriali. Rispondere al test può essere utile comunque, a prescindere dall’obiettivo.

Aiuteranno a riflettere sul carattere e le capacità del proprio figlio e, in qualche caso, potrebbero aprire gli occhi sulle sue potenzialità. Se il profilo vi suggerisce la possibilità di approfondire con test professionali (vengono proposti da persone qualificate ed esperte nel settore della plusdotazione) pensateci: la plusdotazione è un dono prezioso, un’opportunità che è bene conoscere per coltivarla al meglio.

A seconda dell’età del bambino, si può scegliere di rispondere a uno o più questionari: quello relativa alla fascia di età del momento ma anche i test relativi agli anni passati: in genere i genitori hanno buona memoria su quanto riguarda la prima infanzia dei propri figli.

In collaborazione con Anna Maria Roncoroni, neuropsicologa, fondatrice e presidente dell’Aistap (Associazione Italiana per lo Sviluppo del Talento e della Plusdotazione) e corrispondente italiana dell’European Council for High Ability.

Fonte: Focus.it

“La scuola si può considerare secondo due punti di vista: o come il luogo in cui si impartisce l’istruzione, o come una fase di preparazione alla vita. In quest’ultimo caso deve soddisfare tutti i bisogni della vita.”
Maria Montessori

Il Metodo Montessori offre una ampia visione dell’educazione intesa come aiuto alla vita. Si fonda sull’osservazione dell’essere umano nello svolgersi della crescita, dalla nascita fino all’età adulta.

Le tendenze umane: sono le caratteristiche che ci unificano e ci contraddistinguono nella nostra specie. Il Metodo Montessori è una risposta ai fondamentali bisogni del bambino nel suo percorso di crescita verso la maturità.

I 4 piani di sviluppo: sono le fasi in cui si articola la crescita, ciascuna con specifiche caratteristiche e necessità. Da 0 a 6 anni, da 6 a 12 anni, da 12 a 18 anni e da 18 a 24 anni. Il Metodo Montessori analizza le tendenze umane di ciascun piano e organizza le risposte educative.

Gli strumenti del Metodo: ambiente preparato, libera scelta dell’attività, Materiale Montessori, gruppi di lavoro di età eterogena. Questi sono gli strumenti operativi e organizzativi su cui si fonda una Scuola Montessori.

Gli insegnanti montessoriani: la comunità sociale montessoriana vive grazie alla presenza di insegnanti preparati con specifici corsi di formazione. Si adoperano quotidianamente per far vivere il Metodo Montessori accompagnando con entusiasmo e professionalità la crescita di ciascun bambino.

 

Fonte: http://www.scuolamontessorimilano.it/il-metodo-montessori/

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Hanno una marcia in più ma in alcuni comportamenti possono ricordare i coetanei affetti da disturbi dell’attenzione. Le loro indubbie qualità devono soltanto essere valorizzate

Li conoscono in pochi, pur avendoli a volte in famiglia. Difficile sentire parlare dei bambini “plusdotati”, sebbene le statistiche indichino che il 5% dei piccoli italiani vivano questa condizione. È un mondo poco conosciuto, il loro: fatto di perdita di autostima, abbandono scolastico e isolamento sociale. Segni chiari eppure così difficili da riconoscere. Chi li segue punta a curarli, ma soprattutto a riconoscerli per farli uscire dalla loro invisibilità.

BAMBINI PLUSDOTATI – Molte mamme arrivano dalla psicologo ed esclamano: «Mi sembra che mio figlio sia particolarmente sveglio, come se avesse una marcia in più». Tra un bambino semplicemente brillante e uno “plusdotato” ci sono alcune differenze, difficili però da riconoscere: anche agli occhi dello specialista. Il bambino brillante è interessato, attento, ha buone idee, apprende con facilità. Il bambino “plusdotato” è estremamente curioso e generalmente portato a preferire le novità: ha idee strane e bizzarre, bighellona, è al di là del gruppo. È un acuto osservatore e custodisce tutti i dettagli con cura, potendo contare su una buona capacità mnemonica.

QUALE AIUTO? – «I soggetti ad alto potenziale sono individui dotati di possibilità di sviluppo superiori alla media – spiega Maria Assunta Zanetti, ricercatrice di psicologia dello sviluppo e dell’educazione dell’Università di Pavia e direttore scientifico del LabTalento, unico centro universitario in Italia a occuparsi di plusdotazione -. Queste possono riferirsi ad ambiti molto diversi tra loro: scolastico, artistico, motorio e socio-emotivo. In pochi, però, le riconoscono. Così i bambini possono diventare ipersensibili, sviluppare difficoltà relazionali e, godendo di particolari ed elevate abilità cognitive, vivere un sviluppo emotivo che non procede di pari passo con quello intellettivo». Non si tratta di curarli, dunque, ma semplicemente di assecondare le loro caratteristiche, per fare in modo che possano esprimersi pienamente: senza contraccolpi. I consigli riguardano genitori e insegnanti, chiamati a concentrarsi sugli aspetti positivi del comportamento del bambino ad alto potenziale e a concedergli il giusto tempo libero per esprimere appieno la propria creatività. Un aspetto piuttosto critico nei bambini particolarmente dotati è la difficoltà ad autodisciplinarsi: poiché sperimentano sin da piccoli una relativa facilità nell’apprendimento e nella soluzione dei problemi, possono convincersi che a garantire il successo non è tanto lo sforzo personale investito quanto la loro innata abilità.

PLUSDOTAZIONE E ADHD – In effetti comportamenti tipici di bambini con disturbo da deficit di attenzione (ADD) e iperattività (ADHD) possono anche essere esibiti anche da bambini ad alta capacità. Ma le differenze balzano subito agli occhi, perché un bambino ad alto potenziale può apparire distratto agli occhi di un insegnante, ma poi perfettamente in grado di ripetere quanto ascoltato: cosa che spesso, invece, non è in grado di fare un bambino iperattivo, portato a perdere alcune parti del discorso e a non essere in grado di ricostruire un racconto secondo tutte le sue parti. «La chiave per operare le opportune distinzioni è osservare la pervasività dei comportamenti impulsivi – prosegue Zanetti -. Se questi si manifestano in alcune specifiche situazioni, la spiegazione può essere ritrovata più probabilmente nella plusdotazione. Se si manifestano in tutte le situazioni, invece, è più probabile che si tratti di un disturbo da deficit di attenzione o iperattività».

fonte: www.fondazioneveronesi.it

 

L’intelligenza non è solo innata, ma può essere anche insegnata

E’ questo il risultato a cui era giunto dopo anni di ricerche Reuven Feuerstein, professore di psicologia e pedagogia in Israele e negli Stati Uniti e fondatore di un metodo per lo sviluppo del potenziale di apprendimento dei bambini (il metodo Feuerstein).

La giornalista Nessia Laniado nel libro “Come stimolare giorno per giorno l’intelligenza dei vostri bambini” (edizioni Red) propone alcuni suggerimenti che ogni genitore può applicare nella vita di tutti i giorni per potenziare le doti del bambino e portare alla luce i suoi talenti. “Non si tratta di dare lezioni di intelligenza, ma di saper cogliere nei gesti quotidiani le infinite occasioni per arricchire di pensieri, conoscenze, emozioni, ricordi, domande, simboli, parole, dunque la vita dei nostri figli” dice l’autrice.

1 Insegnate l’attenzione: quando dovete dire qualcosa di importante guardate il piccolo negli occhi L’intelligenza dipende dall’attenzione. Uno studio della Washington University di Saint Louis ha scoperto che l’intelligenza fluida, quella cioè che permette di trovare soluzioni creative, dipende soprattutto dalla capacità di attenzione. E l’attenzione non fa parte del patrimonio genetico, ma si impara. Fin da quando è neonato la mamma deve il più possibile stare vicino al piccolo, guardarlo negli occhi quando gli parla. In questo modo insegna al neonato a concentrarsi sul suo volto. “L’ interazione della mamma con il neonato è fondamentale per lo sviluppo affettivo e della capacità di apprendimento.” Leggi Come costruire un buon legame affettivo con il neonato Anche con i bambini più grandi dovete cercare di catturare la loro attenzione quando dovete insegnargli qualcosa. Se ad esempio dovete spiegare a vostro figlio di non rubare il posto sullo scivolo a un altro bambino, prima di tutto mettetevi alla sua altezza, guardatelo negli occhi e annunciate le vostre intenzioni: “Adesso voglio dirti una cosa importante”; poi motivate quello che volete dire: “Se rubi il posto a un bambino, lo fai arrabbiare. Ti piacerebbe se lui lo facesse a te?”; Infine concludete, guardandolo sempre negli occhi, ribadendo la regola che volete insegnare: “Quando vuoi salire sulla scivolo, aspetti il tuo turno”. In questo modo avrete esercitato la sua attenzione e favorito la memorizzazione della regola.

2 Fatelo vivere in un ambiente ordinato Un ambiente disordinato e confuso favorisce la disattenzione Cercate di tenere la sua camera ben in ordine. In modo che ogni oggetto abbia il suo posto e il bambino possa scegliere intenzionalmente e senza perdersi nella confusione il gioco che vuole.

3 Motivatelo a esprimersi con le parole “Insegnare il linguaggio a un bambino è fornirgli lo strumento indispensabile perché possa sperimentare i più alti livelli di astrazione del pensiero”

Abituatelo fin da piccolissimo ad esprimersi a parole e non con pianti. Ad esempio, se piange perché vuole un succo di frutta, anziché darglielo e basta, provate a stimolarlo in questo modo, in una mano tenete il succo e nell’altra un bicchiere d’acqua e chiedetegli: “Vuoi acqua o succo?”. In questo modo sarà fortemente motivato a imparare la parola succo. “La parola diventa il mezzo più adatto per esprimere ciò che vuole”.

4 Per aumentare il suo vocabolario proponetegli il gioco dell’albero

Per arricchire il linguaggio del bambino proponetegli, ogni volta che si presenta l’occasione, il gioco dell’albero. Si parte con una parola (il tronco) e via via la si arricchisce di particolari (i rami). Ad esempio, partendo dalla parola “uva” si elencano prima le parti che compongono il frutto: acini o chicchi, buccia, grappolo, picciolo; poi si nominano tutti gli aggettivi che vengono in mente: tonda, dolce, aspra, bianca, nera… poi i verbi che si possono riferire a quella parola: lavare, raccogliere, mangiare spremere, pigiare…; gli avverbi: si mangia lentamente… e infine chiedetegli di dire le categorie: cibo, vegetale, frutto… Quest’ultima è la parte più stimolante dell’acquisizione della parola. “Attraverso le categorie i bambini imparano a mettere ordine nell’universo del linguaggio, stabiliscono delle gerarchie, fanno associazioni”.

5 Se sbaglia, non correggetelo in pubblico Gli errori vanno corretti, ma mai di fronte agli altri: il bambino si sentirebbe umiliato e potrebbe perdere la voglia di comunicare

Quindi se vostro figlio commette un errore, aspettate il momento di essere soli, prendetelo da parte e con dolcezza spiegategli dove ha sbagliato. Ricordategli anche i suoi miglioramenti. Ad esempio, se ha sbagliato a pronunciare una parola, ditegli come si dice correttamente, poi aggiungete: “Ti ricordi quando non riuscivi a dire ‘arrosto’, ora invece lo dici bene…”. Sottolineando il precedente successo, non perderà la fiducia in sé.

6 Ascoltate i suoi racconti senza interromperlo

Se il piccolo vi sta raccontando un aneddoto sulla sua giornata a scuola e nel farlo si esprime male, ad esempio sbaglia un verbo, e voi lo correggete, rischiate di fargli perdere il filo del discorso e di chiudere la comunicazione. “E’ importante non reprimere i bambini nella loro spontaneità espressiva, soprattutto quando raccontano qualcosa che li tocca emotivamente. Per correggere la sintassi avremo altre occasioni.”

7 Lasciatelo fare da solo tutte le volte che ve lo chiede

I bambini hanno grande capacità di osservazione e di imitazione, strumenti formidabili per lo sviluppo intellettivo e la capacità di concentrazione. Quindi se vi chiedono di fare qualcosa: aiutare a lavare i piatti, sparecchiare, vestirsi da soli…. lasciateli fare, anche se ci impiegheranno più tempo, se saranno approssimativi, o faranno dei pasticci, avranno modo di imparare. Se vi sostituite sempre a loro nel fare le cose, non solo non impareranno, ma si sentiranno sottovalutati e perderanno fiducia nelle loro capacità.

8 Fategli ascoltare Mozart e la musica barocca

Da tempo si sa che la musica influisce positivamente sul benessere fisico e mentale. Ma secondo recenti ricerche scientifiche è soprattutto la musica barocca (Vivaldi, Bach, Haendel…) e quella di Mozart ad avere i maggiori vantaggi. Infatti queste musiche sono ricche di simmetrie e modelli ricorrenti, in grado di favorire il potenziamento della mente. Le loro composizioni riescono a stimolare sia l’emisfero destro che l’emisfero sinistro, e inducono nei bambini calma e concentrazione. Tecniche diagnostiche hanno dimostrato che ascoltare musica barocca nei primi anni di vita rafforza i circuiti neuronali e stimola la creatività e le aree del cervello specializzate nel favorire la motivazione.

9 Lasciatelo giocare al “far finta di” “Facciamo finta che io sono una principessa e tu una fata?”

Quante volte avete sentito i vostri bimbi inventare e interpretare personaggi astratti. Bene, lasciateli giocare il più possibile a questo tipo di giochi. Infatti, giocare a travestirsi e a “far finta di essere qualcun altro, favorisce lo sviluppo del pensiero astratto, l’empatia e l’intelligenza emotiva (cioè la capacità di immedesimarsi nell’altro) e stimola la creatività. Numerose ricerche hanno dimostrato che i bambini che fanno molti giochi di ruolo sono più sereni e collaborativi, hanno un vocabolario più ricco e meno problemi di apprendimento. Diffidate invece dei cosiddetti “giochi intelligenti” proposti dall’industria. Anche se pensati per sviluppare la creatività dei piccoli, spesso mancano le caratteristiche più preziose: la spontaneità, la complessità e l’imprevidibilità. “Giocare soltanto per giocare è uno dei diritti fondamentali del bambini, ed è qualcosa di cui al giorno d’oggi , con la mania dei giochi intelligenti, si sta derubando l’infanzia” dice il pediatra americano Berry T. Brazelton.

10 Assegnategli piccoli compiti quotidiani

“Avere la responsabilità di svolgere un compito, se pur modesto, in modo continuativo e autonomo, esercita la memoria ed è il primo passo verso lo sviluppo del pensiero astratto. Ad esempio delegate il piccolo ad apparecchiare la tavola: la prima volta il bambino si porrà una serie di domande mettendo in atto complesse operazioni mentali come: contare, “Per ogni posto quante posate, bicchieri, tovaglioli e piatti dovrò mettere?”; pensare la sequenza giusta: “Porto prima i piatti o i tovaglioli?”; verificare di aver fatto giusto: “Che cosa manca?”. Ripetendo ogni giorno questa routine, le operazioni mentali impiegate per l’esecuzione del compito vengono ricordate più facilmente e diventano parte del suo patrimonio intellettivo.

11 Quando vi fa una domanda, non rispondetegli subito, ma dialogate, imparerà di più

Anziché rispondere subito a una domanda con una risposta pronta e finita, cercate di arrivare insieme al bambino alla risposta, dialogando e facendovi delle domande insieme, nell’ottica di cercare la risposta insieme a lui. Quindi mettete in secondo piano i propositi didattici, resistete all’ansia di correggere e di fornire la risposta giusta, vuotatevi la mente e trovate insieme i modi con cui si potrebbe rispondere. La domanda diventa un dialogo che non porta solo alla risposta, ma suscita nuove idee, fa acquisire informazioni, fa esplorare la conoscenza. E nel dialogo l’alunno e il maestro imparano insieme. Diventa così una ricerca in cui si stimola il pensiero e la creatività. Ad es. se il bimbo vede un lombrico e vi chiede cos’è, anziché rispondere subito dialogate facendo altre domande: “Tu che cosa pensi che sia?”, vostro figlio potrebbe rispondere: “Ha la punta come quella di un pennarello…”; e voi potreste suggerirgli: “Allora lo puoi prendere e portarlo a casa per disegnare?”, “No?”, “Però sarebbe divertente avere l’astuccio pieno di animaletti…”.

12 Esercitate la sua capacità di scelta Scegliere significa valutare confrontare, decidere

Fin da piccoli potete esercitare la capacità di scelta dei vostri figli mettendoli di fronte a due o tre alternative. Ad es. “Oggi fa freddo, bisogna coprirsi bene. Decidi tu: quale tra queste due felpe preferisci?”. Vedendo che rispettiamo le loro decisioni, inizieranno a percepire se stessi come persone in grado di operare delle scelte autonome e saranno più inclini a rispettare le nostre.

13 Raccontategli la storia della vostra famiglia

Un bambino per essere sicuro di sé deve sapere che non viene dal nulla, che alle sue spalle ci sono delle tradizioni, ricche di esperienze e saggezza, da cui lui, inconsapevolmente, ha ereditato delle caratteristiche. Inoltre le tradizioni e i riti sono momenti di grande insegnamento perché ricchi di emozione e di affetto, ad esempio un bambino imparerà facilmente che cos’è la luce e il buio guardando le candeline luminose sull’albero di Natale. Oggi che le vecchie tradizioni sono quasi del tutto scomparse, cercate voi di costruire dei riti famigliari, come il pranzo della domenica, la visita al nonno e agli zii… Raccontategli la storia della vostra famiglia: sfogliate insieme vecchi album di foto, sollecitatelo a fare domande sul passato… Trasmettetegli la consapevolezza di appartenere a una storia che viene dal passato, lo aiuterà a proiettarsi nel futuro.

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